La raccolta del grano

Oggi la raccolta del grano nelle varie fasi è un momento unico: la mietitrebbia, come si capisce chiaramente dal nome, miete e trebbia contestualmente, lascia per terra la paglia, eventualmente da imballare successivamente, e riempie rimorchi di grano pronti per essere portati nei centri di raccolta.

fonte

Fino ad una cinquantina di anni fa le cose non stavano esattamente così: la raccolta del grano procedeva per fasi che in tutto duravano più di un mese: nel mese di giugno (secondo la maturazione) la mietitura e la formazione di covoni, l’essiccazione nei campi in apposite composte dette cavallette, il trasporto nel luogo della trebbiatura e la trebbiatura vera e propria che avveniva nel mese di luglio.

La mietitura

falciatrice meccanica – produzione industrie meccaniche Laverda (sec. XX) fonte
falciatrice – produzione italiana (1950 ante) fonte

L’essiccazione

Nel contesto della civiltà contadina tradizionale, le cavallette (o cavallette di covoni) sono strutture a forma di croce formate da un numero dispari di covoni di grano, realizzate direttamente nei campi durante il rito della mietitura.

Questa composizione architettonica rurale aveva due scopi principali:

  • Pratico: Permetteva ai covoni di grano appena tagliati di rimanere sollevati dal terreno umido, favorendo l’essiccazione ottimale al sole e proteggendoli parzialmente dalle intemperie prima della trebbiatura.
  • Simbolico: Nella tradizione popolare del Centro Italia (molto radicata ad esempio nelle Marche e in Abruzzo), la “cavalletta” disposta nei campi era considerata un potente simbolo di prosperità, buon auspicio e abbondanza per il raccolto.

Cumulo di covoni sull’aia

In Abruzzo, il termine dialettale “l’àppliche” (o lu ppliche) indica la bica, ovvero il grande cumulo di covoni di grano che veniva costruito sull’aia al termine della mietitura. Questo ammasso veniva realizzato con estrema precisione e assumeva una caratteristica forma a capanna o di piccola casa con un tetto spiovente.

Caratteristiche e Funzione de “L’àppliche”

  • Forma protettiva: La tipica forma a casa con il tetto spiovente non era casuale; serviva a far scivolare via l’acqua in caso di pioggia, proteggendo il grano dall’umidità e impedendo che marcisse prima della trebbiatura.
  • Posizione: Veniva innalzato direttamente sull’aia (l’àre), lo spazio circolare o quadrato di terra battuta adibito alla separazione dei chicchi dalla paglia.
  • Sinonimi regionali: In altre zone d’Italia o a seconda della variante dialettale abruzzese, questa struttura prende il nome di meta, barcone o varché.

Si trattava di un vero e proprio capolavoro dell’ingegneria contadina tradizionale, spesso affidato a lavoratori specializzati capaci di incastrare i covoni alla perfezione per garantirne la stabilità.

La trebbiatura

  • La battitura:
    • Metodo antico: I covoni erano aperti e sparsi sull’aia. Si facevano passare animali (buoi, muli, cavalli) bendati in cerchio, oppure si usavano bastoni snodati (mazze) o una pietra pesante trascinata dagli animali per separare i chicchi dalle spighe.
    • Metodo meccanico (successivo): L’arrivo delle trebbiatrici (spesso trainate da trattori d’epoca come i Landini o motori fissi) permetteva di inserire i covoni direttamente nella macchina.
  • La separazione e la pulizia: Con l’aiuto del vento, di forche, pale e setacci (farnaru), la paglia e la pula (la pellicola leggera del chicco) venivano separate dal grano pesante, che veniva poi raccolto in sacchi di juta o tela.

La serra di paglia (o pagliaio a pianta rettangolare/allungata) è una tradizionale struttura rurale costruita per conservare e proteggere la paglia ricavata dopo la trebbiatura.

Caratteristiche principali

  • Funzione: Serviva da magazzino o riparo all’aperto per custodire la paglia lunga o il foraggio destinato al bestiame durante i mesi invernali.
  • Costruzione: Era realizzata senza fondamenta o permessi, impiegando la paglia della trebbiatura disposta con particolari tecniche artigianali da mani esperte.
  • Forma: A seconda delle zone d’Italia, assumeva forme coniche, a capanna o strutture allungate e rettangolari (chiamate appunto “serre”).
  • Tecnica moderna: Oggi, con l’uso delle moderne mietitrebbie, la paglia viene spesso trinciata e interrata direttamente sul campo per arricchire il terreno di sostanza organica, oppure raccolta in balle o “ballini” pressati.


Data pubblicazione: 18 Ottobre 2026 => Ultimo aggiornamento

Autore:

Categorie: La campagna antica

Tag: